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L’Alto Adige dopo il 1918
L’Alto Adige dopo il 1918
Le opzioni
L’avvento al potere di Hitler e del regime nazista in Germania (1933) sollevò entusiasmo e grandi speranze anche in alcuni circoli sudtirolesi, soprattutto giovanili. Nello stesso anno fu fondato il VKS (Völkischer Kampfring Südtirols) un movimento di ispirazione nazionalsocialista. Tuttavia Hitler non era interessato a rivendicare il Südtirol, bensì a coltivare l’amicizia e l’alleanza con Mussolini. Quest’ultima gli permise, infatti, l’annessione (Anschluss) della Repubblica austriaca al cosiddetto «Terzo Reich» (1938).

Il Brennero era diventato così la frontiera tra le due nazioni, entrambe soggette a dittature totalitarie e tra loro sempre più strettamente alleate («Patto d’acciaio», maggio 1939). Per risolvere il problema dei sudtirolesi si giunse così ad un accordo, chiamato comunemente «opzione». Entro il dicembre 1939 ciascun tedesco o ladino residente in Alto Adige, Trentino e Bellunese doveva «optare», cioè scegliere, se mantenere la cittadinanza italiana  o acquistare quella germanica e trasferirsi nel Reich. L’autunno del 1939 fu un periodo di grande lacerazione nella comunità sudtirolese, che si divise tra una maggioranza di «Geher» (coloro che partivano) e una minoranza di «Dableiber» (coloro che restavano). La massiccia propaganda nazista presso la popolazione fece in modo di stravolgere il senso dell’opzione in una specie di plebiscito sulla propria identità etnica: «tedesco» oppure «italiano». Il risultato fu che più dell’80% dei sudtirolesi optò per la Germania. Il trasferimento fu però rallentato dall’escalation della guerra che era scoppiata nel frattempo. Nel 1943 ben due terzi degli optanti (circa 140 mila) si trovavano ancora in provincia.

Nel settembre 1943, al momento dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati, quasi l’intera penisola fu occupata dalle truppe germaniche. La provincia di Bolzano, insieme a quella di Trento e di Belluno, furono riunite in una «Zona di Operazioni nelle Prealpi», sotto l’autorità del governatore nazista (Gauleiter) di Innsbruck. Di fatto si trattava di un’annessione «mimetizzata» al Reich. Anche se non fu territorio di combattimenti, l’Alto Adige visse tra il settembre 1943 e il maggio 1945 (fine della guerra) alcune delle pagine più tristi della sua storia: il terrore dell’occupazione nazista, le persecuzioni di ebrei, partigiani, «Dableiber», la presenza di un campo di concentramento a Bolzano e i pesanti bombardamenti.